BORGO SAN LORENZO – I ristoranti riaprono, dopo la bufera del Covid, e non pochi lo stanno facendo a fatica. Altri sono chiusi. Ma c’è anche chi ha deciso di intraprendere una nuova avventura imprenditoriale. E il primo ristorante nuovo di zecca che apre in Mugello, a Borgo San Lorenzo, parla giapponese. Anche se i promotori sono due giovani mugellani, Naomi Forlani e Maria Letizia Lapi.

“Il mondo non si è fermato – nota Maria Letizia -: bisogna andare avanti e se non c’è un modo non se ne trova un altro”. E così i due coniugi hanno pensato di provare ad aprire un ristorante giapponese, nel centro di Borgo San Lorenzo, in via Mazzini, nei fondi un tempo occupati da Scappini. “L’idea nasce da Naomi, che dopo sedici anni di esperienza come cuoco in molte cucine diverse, voleva aprire un ristorante proprio, provare un’esperienza tutta sua e avere un posto tutto suo. E anch’io ci ho messo del mio, visto che gli ho detto che secondo me un ristorante tradizionale non avrebbe funzionato adesso, perché ce ne sono tanti, mentre in Mugello un ristorante giapponese mancava. E visto che entrambi abbiamo esperienza, nata da viaggi e dalla nostra voglia di imparare, ecco il ristorante “Saru”. Peraltro la cucina giapponese è trendy, è quella che la gente vuol provare”.

“Non è solo questione di trendy -interviene Naomi -; che sia anche trendy va bene, ma prima di tutto abbiamo scelto questo tipo di cucina perché ci piace, e avevamo la necessaria esperienza, avendo viaggiato in Giappone e lavorato in ristoranti giapponesi, a Londra”.

Le esperienze ai due non mancano: “Io – dice Naomi – ho cominciato a 14 anni, quando ero in prima superiore, un po’ per bisogno e un po’ per passione: mi volevo pagare lo sport che praticavo e cominciai a lavorare come cuoco, al Caldetino di Dicomano, il Caldetino dei Lombardi. Mi hanno cresciuto, per quasi dieci anni, e lì è nata la mia passione per la cucina. Poi con Letizia abbiamo deciso di andare all’estero. Sono stato assunto a Dubai, e ci sono rimasto quasi un anno, ma non ci è piaciuto ,un posto molto, troppo capitalistico per i nostri gusti, e allora ci siamo detti, andiamo insieme a Londra perché è un posto adatto per trovare lavoro”.  “Avevamo detto – aggiunge Maria Letizia Lapi – andiamo a Londra, impariamo l’inglese e poi ci spostiamo. Invece siamo rimasti due anni e mezzo. Io avevo iniziato in un ristorante italiano, ma volendo imparare l’inglese ho preferito cambiare. Allora mi sono presentata a un ristorante giapponese, e non pensavo che mi avrebbero assunto e invece mi hanno preso, ho fatto carriera e sono rimasta tutto il tempo fino alla nascita di Maya, mia figlia. Lì ho riscoperto la passione per il Giappone, che avevo da bambina”. Naomi invece a Londra ha cambiato molte cucine: “Dopo dieci anni al Caldetino volevo conoscere più possibile, fare tante esperienze diverse. Mi interessava imparare, fare esperienze, piuttosto che far carriera. Anche perché poi l’esperienza ti rimane, mentre i soldi finiscono”.

E ora sono tornati a Borgo San Lorenzo, hanno approfittato del lockdown per prepararsi, trovare un locale, affinare le tecniche  e in questi giorni hanno aperto.

“E’ una cucina giapponese piuttosto tradizionale -spiegano-, ma le materie prime le cerchiamo qua, senza andare dall’altra parte del mondo perché  non ce n’è bisogno. Il formaggio di capra viene da Razzuolo, polli e maiali sono italiani, il tonno rosso è siciliano. Usiamo le cose di qui, perché sono buonissime. Poi ovviamente, ci sono alcuni ingredienti che in Italia non produciamo, e per questi ci riforniamo in Giappone”.

I primi giorni di apertura sono stati incoraggianti: “Sono stati giorni di fuoco, e siamo contentissimi -dice Maria Letizia -, la gente ci è sembrata contenta, molti hanno detto che torneranno. Magari qualcuno ci è rimasto un po’ male perché non c’è posto a tavola. Noi nasciamo come ristorante da asporto, ma è possibile mangiare qui, stare a sedere mezz’ora tranquillamente e magari far due chiacchiere con Naomi mentre ti prepara davanti ai tuoi occhi il sushi. Una quindicina di posti ci sono.”

La vostra specialità? “Sicuramente il ramen. Per farlo usiamo la loro tecnica e il risultato è ottimo. E’ buono ovviamente anche il sushi: il pesce è fresco, lo abbattiamo noi senza conservanti, e qui puoi fare anche l’esperienza del vero sushi, quello tiepido. Preparato da Naomi”.

Converrà quindi provare a fare un assaggio al “Saru”. Già, il nome del ristorante come lo avete scelto? “Saru in Giappone significa scimmia -risponde Maria Letizia- e rappresenta l’unità e la famiglia, perché i macachi giapponesi vivono sulle montagne e l’inverno dormono tutti accanto, altrimenti non sopravvivrebbero, e morirebbero di freddo. Abbiamo scelto questo nome proprio per  rappresentare il contrario di quello che ci stanno un po’ inculcando oggi, distanziamento e isolamento. Dobbiamo tornare a stare accanto ed insieme”.

©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 4 giugno 2021

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