MUGELLO – È risaputo da tutti che la notte di San Giovanni era una notte di magie, in cui le erbe assumevano poteri straordinari: l’aglio, ad esempio, se raccolto in quella notte avrebbe curato gli organi intestinali. Ma era anche notte di streghe: in alcuni paesi, tra cui Barberino, si diceva che per vederle si dovesse andare a mezzanotte agli incroci delle quattro strade. Molti priori delle chiese di campagna cercavano di opporsi all’apparizione di questi spiriti malefici, facendo suonare le campane dal tramonto all’alba.

Ovunque nelle campagne si accendevano fuochi che illuminavano i poderi addormentati. Ogni contadino rispondeva al richiamo del vicino e nel paesaggio appariva uno spettacolo affascinante. Quelle fiamme, che squarciavano l’oscurità della notte, avevano anche un significato mistico-rituale che andava al di là del semplice divertimento procurato da quelle saettanti lingue di fuoco. La vigilia di San Giovanni si accendevano i falò per evocare il sole, che da quella data cominciava a diminuire il periodo di luce sulla terra. I fuochi erano anche considerati propiziatori e purificatori. Si bruciavano le erbe vecchie, si saltava il fuoco per avere fortuna e per scacciare il malocchio.

In quella notte anche le erbe diventavano magiche e le acque dei fiumi e la rugiada si arricchivano di poteri prodigiosi; si raccoglievano erbe e fiori per preparare una profumatissima acqua dalle capacità magiche. Erbe e fiori di campo (rosa, artemisia, iperico, rosmarino, ribes, menta, lavanda, salvia, verbena, ruta, felce) si mettevano dentro una catinella con acqua di sorgente e si lasciavano tutta la notte su davanzale, fuori dalla finestra. Al mattino con questa “acqua di San Giovanni” si lavavano gli occhi, il viso e il corpo per preservarsi tutto l‘anno da ogni malattia. Ma c’era anche chi, più semplicemente, si bagnava con la rugiada dei prati rotolandoci sopra.

La tradizione vuole che all’alba del 24 giugno si raccolgano, quasi come un rito, le noci ancora bagnate di rugiada, per la preparazione del nocino, il liquore cui si attribuiscono le virtù di un farmaco e che è, sicuramente, un tonico ed un ottimo digestivo. L’albero di noce e i suoi frutti vengono spesso associati all’idea di riti ed incantesimi. Ci sono parecchie leggende, infatti, che indicano il noce come l’albero delle streghe, perché si crede che queste si radunino proprio intorno ad esso per le loro danze e che ne utilizzino i rami per volare. Nella notte tra il 23 e il 24, le streghe raccolgono i frutti verdi per i loro riti, e garantiscono così vitalità alla pianta proprio per il fatto che il tutto avviene nella notte più corta, quando la luce vince sulle tenebre.


LA RICETTA 

Ingredienti

  • Zucchero semolato gr.500
  • 30 noci con il mallo tenero
  • Acquavite 1 litro (oppure alcool a 90° o metà dell’uno e metà dell’altro)
  • Chiodi di garofano n.5
  • Cannella 2 pezzetti
  • Limone 1

Procedimento

Le noci da usare per questa preparazione non devono essere ancora giunte a maturazione. Strofinate con un tovagliolo le noci, poi tagliatele in quattro parti e mettetele in un vaso di vetro con chiusura ermetica della capacità di circa tre litri. Unite la scorza di limone (senza la parte bianca), i chiodi di garofano e la cannella. Aggiungete l’acquavite (o l’alcool), coprite il vaso e ponetelo al sole. Lasciatelo così per quattro settimane ricordandovi di scuoterlo ogni giorno. Trascorso questo periodo di tempo, unite lo zucchero, scuotete bene e rimettete il vaso al sole per altre due settimane, ricordandovi di agitarlo almeno una volta al giorno. Filtrate il liquore con un panno; ad operazione ultimata chiudete la bottiglia e conservatela in dispensa. Lasciatelo maturare per un anno intero prima di berlo.

Patrizia Carpini
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 giugno 2021

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