MUGELLO – Il gran caldo dell’estate 2026 e la lunga siccità hanno messo in difficoltà il Mugello agricolo. Non tutti i settori hanno sofferto allo stesso modo. Alcuni hanno retto meglio, altri, come quello castanicolo, sta ancora attendendo di scoprire gli esiti concreti, chi invece ha visto un sensibile danno e una diminuzione della produzione. Cominciamo a capire cosa è accaduto. E abbiamo chiesto a Coldiretti toscana una fotografia della situazione per quanto riguarda l’orticoltura.

Cassette piene a metà. O se preferite, vuote per metà. Troppo caldo, e per troppo tempo, e cosi anche l’orto è andato in crisi. Se per olio, vino e frutta è stata un’annata sorprendente, non si può dire lo stesso per pomodori, melanzane ed insalate. Le temperature record di questi ultimi mesi – l’estate 2026 sarà la più calda di sempre – hanno bruciato gli ortaggi estivi in campo, anticipandone la maturazione e la fine del ciclo vegetale, bollito semi e piantine messe a dimora riducendo le chance di compensare con i raccolti autunnali. Il risultato è, per il settore orticolo, un taglio della produzione estiva anche del 50% in alcuni casi. I raccolti più scarsi sono stati per zucchine e melanzane. Ma anche i pomodori, se non adeguatamente protetti dalle fiammate di calore, hanno sofferto e le patate, cucinate sotto terra ancora prima di essere pronte.

La tendenza, a livello generale, è stata quella di un raccolto inferiore ed in anticipo. Le temperature record, l’assenza prolungata di piogge ma anche il maltempo hanno avuto un doppio effetto soprattutto sugli ortaggi in campo. Sulle colture estive, come i pomodori per esempio, di accelerare la maturazione ed il loro ciclo vegetativo ragione per cui, alcune tipologie di ortaggi che solitamente sono presenti sugli scaffali, oggi si trovano con difficoltà. Le colture autunno invernali invece, come il cavolfiore o i finocchi, si sono trovate di fronte a terreni bollenti e secchi. Condizioni che non hanno favorito lo sviluppo delle fragili piantine messe a dimora nel mese di agosto.

“Per ogni euro di spesa agli agricoltori restano appena 15 centesimi. I rincari vengono scaricati su agricoltori e consumatori. La voce grossa finisce nella logistica, nei trasporti e nel resto della filiera. – spiega Cesare Buonamici, Presidente Coldiretti Firenze Prato – Per salvare le colture gli agricoltori hanno dovuto far fronte ad una nuova ondata di rincari: dall’energia elettrica al gasolio per muovere i mezzi meccanici fino all’irrigazione e ai fertilizzanti. Proprio per contrastare il caro fertilizzanti, su nostra richiesta, il Ministero ha messo sul tavolo quasi 140 milioni di euro: fondi che consentiranno di compensare il 50% degli aumenti registrati nei costi dei fertilizzanti per le colture maggiormente colpite dai rincari e caratterizzate da un più elevato utilizzo di concimi.
L’aumento del costo del gasolio ha un effetto a valanga su tutta la filiera. Tutte, o quasi le catene produttive, la logistica, i trasporti, dipendono dal combustibile che ci rende dipendenti e allo stesso tempo schiavi”. L’88% dei prodotti alimentari viaggia su gomma e cibo e bevande rappresentano il 14% delle tonnellate trasportate su strada.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 settembre 2026

Andrea Pelosi
Author: Andrea Pelosi

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