
MUGELLO – Al Trebbio, intorno a uno degli edifici storici simbolo del Mugello, si coltiva, ormai da un decennio, l’olivo. Dall’alto della torre del castello mediceo si contempla la bellezza e l’estensione del progetto di olivicoltura voluto e intrapreso dalla famiglia Corsini, attuale proprietaria della tenuta.
Le prime piantumazioni risalgono al 2015, quando il conte don Clemente Corsini fece mettere a dimora i primi 10 mila olivi; altri 20 mila sono stati aggiunti tra 2017 e 2019. “Li abbiamo piantati – afferma Corsini – con sesti d’impianto rispettosi della bellezza del luogo e con spazi generosi perché abbiamo un massimo di 500-600 piante ad ettaro, quando il super intensivo ne prevede fino a 1.600-1.700 per ettaro”.
Una coltivazione speciale anche su un altro versante: “Tutto è stato fatto – specifica Corsini – fin dal primo giorno secondo i principi e le metodologie dell’agricoltura biodinamica. A volere fortemente questa scelta è stata soprattutto mia moglie Gabriella, che è austriaca, naturopata e molto legata all’antroposofia del suo conterraneo Rudolph Steiner. Siamo felicissimi di questa scelta perché ora vediamo che le nostre piante crescono robuste e con una difesa immunitaria straordinaria”.
I risultati si stanno vedendo, a conferma che gli oliveti del Trebbio producono olive di altissima qualità. Ne sono prova i premi a livello internazionale che le varietà di olio extravergine di oliva Trebbio hanno iniziato a collezionare: “Abbiamo partecipato quest’anno a diversi concorsi – spiega Corsini – e siamo orgogliosi di aver ricevuto molti premi: a Los Angeles abbiamo portato quattro campioni d’olio che hanno tutti ricevuto la medaglia d’oro, e uno ha ricevuto la menzione speciale come primo della classe; al concorso internazionale di New York, i nostri tre campioni d’olio, hanno conquistato tre medaglie d’oro; in seguito, al concorso Merum, al quale fanno riferimento soprattutto i paesi europei di lingua tedesca, due dei nostri oli hanno ricevuto i due cuori. In Italia, al concorso AIRO a Firenze, il nostro blend “Peppery Intense” è stato premiato come “Miglior Toscana”. Al concorso Rassegna dei Monovarietali nelle Marche, i nostri Leccino, Frantoio e Leccio del Corno sono stati tutti premiati e il Leccio del Corno ha ottenuto il punteggio di eccellenza. Quest’ultimo ha ricevuto anche la Corona al concorso Maestro d’Olio a Lucca e le Tre Foglie dal Gambero Rosso. Infine, l’ultimo concorso, quello in Giappone, ha portato l’olio Trebbio a raggiungere un successo straordinario. Al concorso internazionale Joop di Tokyo, il Leccio del Corno si è classificato primo assoluto ed è stato insignito del Joop Prize 2025. Vincendo anche in altre cinque categorie, il nostro Leccio del Corno è risultato primo al mondo tra gli oli monovarietali, gli oli biologici, gli oli di forte intensità, gli oli della sua varietà e infine il migliore tra gli oli italiani”.

Quella del Trebbio è una produzione sceltissima: “Dalle prime 10 mila piante abbiamo ricavato 6 mila litri. Tre sono gli oli monovarietali prodotti quest’anno- Leccino, Frantoio e Leccio del Corno – ma nella grande tenuta che si estende intorno al castello mediceo sono state piantate 15 varietà diverse di olivo”. Coltivate in modo tradizionale, ma anche con l’uso della più moderna tecnologia, con gli oliveti dotati di impianti di monitoraggio che rilevano l’umidità del terreno, e dell’aria, ma anche la quantità di luce e di vento ricevuta dalle piante. “Nella biodinamica l’umidità è un aspetto fondamentale – spiega Corsini – perché gli ulivi non vengono irrigati. Eventualmente dovremo predisporre un’irrigazione di soccorso in caso di estati estreme. Vedremo come fare, del resto, abbiamo solo acqua di sorgente, dobbiamo farcela bastare”.

Trebbio non è però soltanto olio extravergine di oliva, ma è anche un ettaro di vigna in biodinamica. “Una bella avventura di mia moglie”, la definisce sorridendo Clemente Corsini : vino bianco, un vitigno della Loira, impiantato sulle colline mugellane in modo sperimentale, insieme a malvasia e chardonnay.
E il Trebbio vuol essere anche un luogo di ristoro dell’anima: “Assieme a tutta la nostra giovane squadra, vogliamo ridare vita ai valori della cultura rinascimentale e neoplatonica che qui ancora riecheggiano. Vogliamo accogliere persone desiderose di riscoprire una vita orientata alla natura, alla riflessione, alla gioia e alla bellezza. La seconda pagina del nostro progetto è quella di offrire un’ospitalità intelligente e sostenibile. Per questo stiamo restaurando appartamenti e case coloniche per agriturismo e affitti brevi. In tutto intendiamo raggiungere una cinquantina di posti letto”.
La priorità nel presente resta la produzione dell’olio: “Il primo approccio al mercato è stato positivo. Siamo in un segmento di altissima fascia, con piccoli quantitativi di prodotto. Abbiamo usato il Belgio come mercato prova per capire se il nostro prodotto interessa maggiormente i ristoranti, i negozi o i privati. E le risposte sono arrivate, con riscontri molto incoraggianti: l’olio del Trebbio piace molto e si vende; non è un prodotto di largo consumo, ma le nostre bottiglie dal design innovativo suscitano ovunque interesse verso il nostro progetto e per il Mugello in generale. Continueremo a puntare soprattutto sull’estero, anche se vorremmo essere più presenti sul mercato italiano. L’obiettivo è di passare dall’attuale produzione di 6 mila litri annui fino a 20 mila litri l’anno. Sono comunque numeri limitati e per rendere sostenibile economicamente un progetto che ha alti costi – l’olio dovrà sposarsi con l’ospitalità di alta qualità”.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 agosto 2025