MUGELLO – Nello statuto della neonata associazione PROVIMU (presentata questa mattina a Firenze, articolo qui), che riunisce i produttori di vino del Mugello, si fa un esplicito riferimento al Pinot Nero, ma con l’intenzione di non trascurare gli altri vitigni coltivati nel territorio come, tra i rossi, il Merlot, il Rebo ed il Teroldego, uve tipicamente acclimatate nelle valli trentine. E, tra i bianchi, oltre ai classici Malvasia e Trebbiano, anche lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc, il Riesling e il Traminer, il MuellerThurgau e il Petit Manseng. In questa intervista il presidente Sandro Bettini, titolare dell’azienda di famiglia Rosss e della Fattoria di Cortevecchia, traccia i programmi, prossimi e futuri, della nuova associazione.

Perché questa associazione?

E’ vero che prima di questa associazione era nata “L’associazione Produttori Pinot Nero dell’Appennino Toscano”: ma il rischio della sovrapposizione è solo parziale, quella abbraccia un areale più vasto, esteso a tutto l’arco dell’Appennino Toscano, noi puntiamo più decisamente sul nostro territorio e su tutti i vini del nostro territorio, pur riconoscendo la prevalenza del Pinot Nero che abbiamo appunto e voluto sottolineare anche nello statuto dell’associazione”

Qual è l’area interessata?

“Non ci siamo voluti fermare alla territorialità più classica e ristretta, ma abbiamo guardato semmai a una fattispecie di uso del territorio, e questo ci ha consentito di allargare l’orizzonte fino alla Valdisieve e a Fiesole: quello che si fa a Pontassieve si fa anche a Scarperia, abbiamo voluto sentirci inclusivi nei confronti di territori assimilabili”.

L’organizzazione di Appenninia 2025, che si terrĂ  allo Spazio Brizzolari il 18 e 19 Maggio sarĂ  un banco di prova. Ma avete anche collaborazioni con l’universitĂ  di Firenze per selezionare le uve piĂą idonee alle carattristiche del Mugello. Quali saranno le vostre azioni e le loro ricadute?

“Ci riteniamo custodi del territorio che intendiamo preservare dal dissesto. L’idea è poi quella di far riconoscere al più presto il Mugello come territorio “vocato” alla viticoltura, e nel futuro di creare anche una cantina sperimentale di vinificazione per capire che uva e che vino ne potrebbe nascere: vogliamo creare grazie all’Università un database con tutti i dati per guidare chi voglia piantare a capire dove, a che quota, quali cloni e come vinificare anche nelle cantine più piccole, insomma uno scopo che è commerciale ma anche sociale, e per questo è stato già individuato uno spazio a Borgo San Lorenzo”.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 Febbraio 2025

Share.

1 commento

  1. Buongiorno Sandro Sono un sommelier di Borgo dal 1980 mi auguro che la vostra ricerca abbia successo ma fai che le esperienze passate non siano dimenticate devi sapere che le viti piantate in antico erano state il copiare le vigne del chianti
    e come saprai i contadini del Mugello si ritrovarono a produrre il vino troppo ricco di aciditĂ  che prima dell’estate gli prendeva subito lo spunto tant’è vero che veniva venduto in buona parte o per fare l’aceto o per la distillazione alle case che producevano il brandy quindi nel Mugello si può produrre vini dove l’uva non ha bisogno di una lunga maturazione appunto come il pinot nero quindi nel Mugello si può produrre vini bianchi come gli spumanti il pinot nero e il vin santo che viene piĂą buono che nel chianti senza dire che veniva un aceto fortissimo che potrebbe battere l’aceto di Modena .

Leave A Reply