
Nei primi anni del 1800 Emanuele Repetti girava la Toscana per scrivere il suo “Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana” e, parlando degli animali che popolavano il Mugello, si rallegrava nel rilevare la presenza abbondante di polli e di tacchini. In particolare, il gran numero di tacchini era un elemento che aveva focalizzato l’attenzione del Repetti e ritenuto insolito rispetto alla comune popolazione del pollaio.
I tacchini osservati erano di piumaggio nero e di dimensioni molto inferiori agli attuali. Avevano abitudini piuttosto simili ai polli e grazie anche al loro becco, più robusto di quello del pollo, riuscivano sicuramente ad utilizzare meglio le risorse che l’ambiente circostante offriva.
Il tacchino o pollo d’India, quindi, aveva conquistato il suo posto nell’aia e anche nelle cucine del Mugello. A San Godenzo per il Carnevale si preparavano rigatoni con sugo di tacchino in umido e per Berlingaccio si mangiava la pappagorgia fritta; nella campagna di Vicchio lo si preparava in dolce forte; a Sant’Agata lo si lessava dopo averlo ingrassato con ghiande e noci. Migliacci e frittelle di farina di castagne accompagnavano il tacchino. A Barberino, durante il periodo della Fiera di settembre, il piatto tipico delle trattorie era la tacchinella lessa.
Tutte le trattorie del paese, come Colombo, il Berti sotto le Logge o Buzzino, al tempo della fiera preparavano la tacchina lessa. Si preferiva la tacchina femmina perché più tenera del maschio. In quel periodo venivano anche molte persone da fuori paese per assaggiare questa prelibatezza, oggi quasi dimenticata perché ormai lontana dai gusti attuali.
In occasione della Fiera di settembre a Barberino, ho deciso comunque di rendere omaggio a questo stupendo animale con una vecchia ricetta toscana che esalta la delicatezza della sua carne.
LA RICETTA
Ingredienti per 6 persone
- Petto di tacchino gr.700/800
- Sale e pepe
- Olio di oliva 5 cucchiai
- Due rametti di salvia
- Due/tre rametti di rosmarino
- Latte cl.850
Procedimento
Salate e pepate il petto di tacchino, unite i rametti di rosmarino e di salvia e legatelo con lo spago da cucina per dargli una forma regolare. Mettetelo in una pentola della grandezza giusta per contenerlo senza stringerlo. Fatelo rosolare da tutti i lati nell’olio fino a doratura. Unite altre foglie di salvia e di rosmarino e copritelo con il latte.
Fate cuocere l’arrosto per almeno due ore su fuoco bassissimo e a pentola scoperta, girandolo a metà cottura.
Presentate l’arrosto tagliato a fettine sottili, servite a parte la salsa, che potrà essere preventivamente frullata se disturbano i fiocchetti di latte coagulato che vi sono sospesi.
Accompagnate la pietanza con spinaci saltati e funghi porcini.
Patrizia Carpini
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – settembre 2021
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